Twitter Facebook Rss

La via della Malvasia.

27.06.2012 · categoria: Viaggi di-vini·

La via della Malvasia.

Per non parafrasare qualsiasi articoletto che parli dell'argomento, non vi dirò che la Malvasia proviene da Malta, che i Veneziani la portarono in Laguna passando attraverso Croatia, Slovenia ed Istria e che il suo nome è tratto, per assonanza, da quello della città del Peloponneso nota come Malvasia Vecchia.

Perchè questo ve lo dice anche Wikipedia.

Io vorrei parlarvi invece di una terra, il Friuli, di una Malvasia autoctona, quella Istriana, e della sua interpretazione da parte di 3 aziende collocate in denominazioni diverse: ma farò un giro largo.....

L'idea di mettere a confronto i 3 vini nasce sulla scia di un evento svoltosi ai primi di maggio nella "Serra dei Giardini" della Biennale, a Venezia.
"Il Viaggio delle Malvasie, vino dei Re", era il titolo della manifestazione che parallelamente ad un percorso degustativo lungo 100 malvasie provenienti da tutto il Mediterraneo cercava di raccontarne la diffusione nei secoli ad opera dei mercanti veneziani.
Stuzzicante proposito: quello di ritrovare, nel bicchiere, lo stesso vitigno che nel 1247 scoprirono i veneziani quando approdarono sull'isola di Monenmvasia nel Peloponneso e, inebriati dal nettare che lì vi si produceva, ne acquisirono l'esclusivo diritto alla sua commercializzazione in tutta Europa.

Manifestando notevole capacità di adattamento, la Malvasia si adatta ad ogni nuovo ambiente e diventa, dopo secoli di mutazioni, vitigno autoctono di ciascun territorio d'adozione andando a formare così un'ampia famiglia di biotopi, cloni e ovviamente vini diversi.
Ripercorrendo le rotte dei commerci e i paesi di dominazione veneziana sulle coste dell'Adriatico si compila anche una mappa di diffusione del vitigno che da allora ad oggi è ben lontano dal rischio di estinzione e che, anzi, vive un nuovo momento di valutazione ed interesse proprio in questi tempi.
Il merito va senza dubbio all'enologia di paesi come la Slovenia e la Croazia (specialmente quelli della Regione Istriana), che hanno fatto dei vini a base di Malvasia fiore all'occhiello di una produzione qualitativamente originale e sorprendente, che predilige lunghe macerazioni e non disdegna ossidazioni nè affinamenti sperimentali, di alternativa e "biodinamica" ispirazione.

Varcato il confine con l'Italia, la Malvasia sembra perdere il proprio primato di diffusione. In Friuli Venezia Giulia, infatti, risulta decisamente meno presente dei "soliti" vitigni internazionali, autori della colonizzazione del generoso vigneto-Friuli fin dal secondo dopoguerra: bisognerà aspettare i fantastici "seventies", lo scossone del terremoto del 1976 e 10 anni più tardi quello dello scandalo del metanolo per ammirare la ricostruzione dell'enologia friulana attorno ad un patrimonio viticolo tradizionale finalmente rispettato.
Malvasia, Ribolla, Refosco, Schioppettino, Pignolo, Tazzelenghe, Terrano, Picolit, Verduzzo e più di tutti il diffusissimo Friulano (che non si può più chiamare Tocai ma che è da sempre il bianco più friulano di tutti!!)) a sostenere, accanto alle massime espressioni italiane dei "cosmopoliti" Sauvignon, Chardonnay, Merlot e Cabernet. la straordinaria vocazione del territorio.

Si può ipotizzare che la Malvasia Istriana sia presente in Friuli da oltre 500 anni quindi, e, attraverso entità di diffusione altalenanti nelle diverse epoche, abbia sempre incontrato il gusto delle popolazioni friulane, lontanissime dal farsi influenzare da quello dei molteplici dominatori della regione.

Non succederà mica che un nuovo tiranno noto ai più come "domanda del mercato" (per i tecnici solo "la domanda") riesca a mettere in difficoltà questo vitigno secolare?

Lascerei rispondere il vino, che, se non convincesse con le sue particolarissime caratteristiche, direbbe seccamente in dialetto: "Se tu fur cul cjaaf?"

Se aveste ancora dubbi, nel tasting space di Enoteca La mia Cantina, dal 26 giugno al 7 luglio, potrete constatare la piacevolezza dei vini a base di Malvasia Istriana.

Intanto, le nostre note di degustazione:

Malvasia Carso 2011 - Castelvecchio
Giallo paglierino brillante, al primo naso è chiaramente riconoscibile la pesca bianca, di buona intensità e presto arricchita da più delicate note olfattive che ricordano fiori bianchi d'acacia, erbe aromatiche fiorite e substrati minerali.
Giovane, fresco, di struttura, con una apprezzabile nota avvolgente di glicerina; alcol percettibile ma ben sostenuto dal corpo del vino. Equilibrato e molto fine, di media persistenza gustativa, ma piacevole ed elegante pai.

Malvasia Collio 2011 - Villa Russiz
Potente: fin da subito. Naso complesso ed intenso, in continua evoluzione che, con il tempo, dai tipici sentori fruttati verte verso più intriganti riconoscimenti minerali, ed altri al limite tra l'aromatico e il vegetale, che ricordano la buccia della mela cotogna o, a tratti, la corteccia asciutta.
Giovane, di decisa struttura, sapido, fresco, piacevolmente caldo e adeguatamente "polposo". In definiva equilibrato, abbastanza fine, persistente e di gradevole pai.

Malvasia COF 2010 - Rodaro
Naso abbastanza complesso che dopo un anno trascorso in bottiglia risulta sgravato delle componenti fruttate per dare piena espressione alle caratteristiche varietali del vitigno. Predominano le note aromatiche evolute, con sfumature dolci, di miele, e minerali, che si concludono in un sentore di mandorla amara. In bocca è morbido, abbastanza fresco e di buona struttura. Equilibrato e persistente.


Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti, per offrire una migliore esperienza. Chiudendo questo banner o continuando la navigazione acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di più leggi la nostra Privacy Policy . ×
Grazie