Twitter Facebook Rss

Verdicchio dei Castelli di Jesi - Sartarelli

12.06.2012 · categoria: Un vino a settimana·

Verdicchio dei Castelli di Jesi - Sartarelli

Penna e calamaio, e un po' di buon vecchio marketing!

Ineccepibile scelta quella che nel 2010 affida ai versi del suo più celebre intellettuale e ad uno dei più grandi attori del nostro tempo la comunicazione della regione Marche: neppure l'italiano stentato di Dustin Hoffman riesce a rovinare la lirica suprema del più famoso Idillio di Giacomo Leopardi!

 

 

 

 

 

Eppure questo spot, che trovo gradevole e in qualche momento anche suggestivo, sembra mancare di qualche cosa...

Nei due minuti di immagini si susseguono dolci colline ad illustrare "quest'ermo colle", e alte torri a sottolineane "profondissima quiete" e, infiniti spazi verdi laddove "s'annega il pensier mio", per giungere, dopo una carrellata di paesaggi vari dissolventi uno nell'altro, ad un orizzonte blu dove "m'è dolce naufragar".
Ma cosa mi ero messa in testa: che al posto del mare il buon vecchio Dustin ci suggerisse di affogare... in un bel calice di Verdicchio??

Che non sia venuto in mente a nessuno di come, insieme al Leopardi, a far conoscere nel mondo la regione Marche abbia contribuito anche l'autoctono vitigno bianco?

L'enogastronomia marchigiana vanta due nomi di fama mondiale, Moreno Cedroni e Mauro Uliassi, che fanno di Senigallia un centro "stellato" di ricerca culinaria di interesse mondiale; è lo stesso spirito di ricerca con il quale dagli anni 50 ad oggi il Verdicchio dei Castelli di Jesi si è appropriato di una viticoltura di qualità che ne fa, a detta di molti, il vitigno bianco autoctono più interessante d'Italia.

Era il 1972 quando famiglia Sartarelli decise di vinificare autonomamente il proprio vino.
Ci vollero 27 anni, mica pochi!!, per definire con una certa precisione i cru aziendali, le tipologie di vino, e lo stile di ognuna: ma nel 1999 Wine Magazine, al concorso "International Wine Challenge" tra 8500 vini provenienti da tutto il mondo, premiò con il "Italian White Wine Trophy" e conil prestigioso "WHITE WINE TROPHY" il Verdicchio Classico dei Castelli di Jesi "Balciana" 1997.
Fu una consacrazione per l'azienda, e l'ennesima prova che la qualità aveva sganciato definitivamente il vino-Verdicchio dall'inconfondibile bottiglia a forma di anfora per farlo entrare nel mondo dei grandi vini italiani.

Punto di forza dell'azienda Sartarelli è la famiglia, che nutre di passione il lavoro di tutti i suoi componenti, per quanto impiegati ognuno in mansioni diverse.
Ma soprattutto una costanza qualitativa di produzione che non lascia adito a dubbi: anno dopo anno, degustazione dopo degustazione, il Verdicchio dell'azienda si conferma capace di grandi emozioni, anche e soprattutto nelle bottiglie invecchiate.

Pochi segreti, ma non per questo scontati: assoluta attenzione alle piante, condotte a basse rese, e quindi all'ambiente. Pochi trattamenti, ambiente-vigneto il più possibile vivo ed incontaminato, vendemmie in vari passaggi, per raccogliere solo le uve perfettamente mature, tranne per il Balciana!
Per il suo vino più rappresentativo l'azienda aspetta novembre, quando le uve ancora sulla pianta raggiungono la surmaturazione e una concentrazione capace di rendere unica la riserva aziendale, soprattutto nelle annate in cui può contare su una leggera presenza di Botrytis Cinerea.

In cantina domina la discrezione, sotto l'occhio vigile dell'enologo Alberto Mazzoni: pressatura leggera, sfecciatura per separazione del mosto dalle bucce, fermentazione e maturazione in acciaio fino al momento dell'imbottigliamento.

Ad ogni degustazione il Verdicchio dei Castelli di Jesi della famiglia Sartarelli è in grado di stupire.
Per l'eccezionale rapporto qualità-prezzo del Verdiccio Classico (entro i 6 euro in enoteca): un vino di una piacevolissima beva e di grande versatilità d'abbinamento.
Per la struttura e l'intensità del "Tralivio", vino ottenuto da vigne vecchie in cui la resa non supera i 90 kg di uva per ettaro: perfetto per accompagnare pietanze elaborate, anche con una certa aromaticità, meglio se di pesce, magari con salse... un vino di assoluta eleganza e sorbevolezza.
Per la complessità del "Balciana": un Verdicchio potente, che affascina il naso e non delude in bocca, estremamente equilibrato e ricco di sfumature evolutive da cogliere con calma nel bicchiere, capace di accompagnare con onore alimenti "difficili" come fois gras o formaggi, o pesci affumicati. Di struttura, grande eleganza ed armonia.
Per l'essenzialità del "Passito di Balciana", in cui l'ulteriore appassimento sui graticci delle uve mette a nudo il vitigno, concentrandone ed esaltandone le caratteristiche in un vero e proprio nettare d'uva.

Sono certa che se al nostro Giacomo nazionale (il Leopardi, intendo...) qualcuno avesse offerto un sorso di questo buon Passito, la vita sarebbe parsa meno triste e malinconica, anche se solo per qualche veloce momento.
"il naufragar" gli sarebbe stato ulteriormente dolce, siamo certi, e magari, chissà, ci avrebbe lasciato un Idillio sul vino di sovrumana perfezione!!

Ma ancor più utile sarebbe stato utile offrirne un calice alla star Dustin Hoffman, che così avrebbe letto con maggior scioltezza "L'infinito" capolavoro!

Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti, per offrire una migliore esperienza. Chiudendo questo banner o continuando la navigazione acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di più leggi la nostra Privacy Policy . ×
Grazie