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Valpolicella e Amarone - Tedeschi

22.02.2013 · categoria: Un vino a settimana·

Valpolicella e Amarone -  Tedeschi

Un patrimonio incalcolabile 

Esistono vini che da soli dicono molto...
Prendiamo un Amarone di buona fattura, per esempio: sarà facile percepirne valore e preziosità attraverso l’inconfondibile bouquet; saprà convincere al primo sorso, per il suo comportamento aggraziato e morbido in bocca, e conquisterà subito dopo, in funzione del calore con il quale avrà coinvolto i sensi.
Al friutore, sia esso degustatore attento o meno, non serve altro per trarre soddisfazione dal proprio calice: la qualità appaga, come saggiamente si suol dire.

Ora tornate indietro di 2 paragrafi: “esistono vini che da soli dicono molto...”, abbiamo detto, eppure noi sappiamo che non possono dire tutto! 

Prendiamo lo stesso Amarone. Mettiamo il caso di non berlo a casa, ma con il produttore: i dettagli arricchirebbero il vino di sfumature uniche, svelando le sue origini profonde: la sua storia.

Tutto ciò è capitato un paio di giorni fa: l’Amarone era il Monte Olmi Tedeschi, e al mio tavolo, in uno dei più storici locali di Verona c’era Antonietta Tedeschi, a guidarmi in un viaggio dentro la storia di una delle aziende più antiche della Valpolicella.

Antica Bottega del vino: gestita dalle 12 famiglie dell'Amarone di cui l'azienda Tedeschi è socio fondatore

Antonietta insieme ai fratelli Sabrina e Riccardo conduce l’azienda di famiglia, attiva in Valpolicella fin dalla prima metà dell’ottocento e che oggi possiede 20 ettari di vigneto nella zona classica, alcuni ettari in un’area posta immediatamente ad est della Valpolicella  storica e una bellissima proprietà nella val d’Illasi, Tenuta Maternigo, di 84 ettari complessivi con una superficie vitata di 30 ettari circa.

A lei chiedo di commentare lo stile dell’azienda, che se in cantina dà continuità alla tradizione, in vigneto esige moderni studi di zonazione.

“La nostra azienda è lo specchio di ciò che succede in famiglia... e nel nostro caso azienda e famiglia si sovrappongono: è il continuo confronto generazionale che ci ha condotto al successo di oggi, e che ci impone di stare a passo con i tempi.”

Sintesi questa dell’atteggiamento che vide i suoi antenati diventare osti, poi rivenditori di vino muniti di carro cavalli e damigiane, infine produttori con la volontà di strutturarsi in azienda:  passando il testimone di generazione in generazione!
L’ultimo passaggio, quello ancora in corso tra i figli e Renzo, patron lungimirante e carismatico, si è sancito con l’atto d’acquisto della Tenuta Maternigo, investimento importante voluto fortemente da Antonietta Sabrina e Riccardo, nell’ottica di rafforzare la  presenza della famiglia sul territorio.

Tenuta Maternigo in una spettacolare veduta dall'alto

Antonietta descrive Maternigo e gli occhi le brillano; è orgoglio, ed anche un po’ di emozione: il primo vino ottenuto dai vigneti sarà presentato al Vinitaly quest’anno, e date le grandi potenzialità del territorio, anche le aspettative sono altissime. Capisco che per i tre fratelli Maternigo è la prima scommessa puntata in autonomia: è un ulteriore tassello per il futuro dell’azienda, e va ad aggiungersi al già prezioso patrimonio di famiglia.

Poco più tardi raggiungo la Valpolicella e la chiesa di Pedemonte, poco lontano dalla quale sorge, da sempre, l’azienda di famiglia; mentre chiacchiero con Antonietta passeggiando tra le botti di Amarone stivate nella piccola cantina di affinamento dell’azienda (che mi impressionano per dimensioni e accatastamento), mi ritrovo a riflettere proprio sul PATRIMONIO, spingendomi al di là dell’accezione economica del termine.

Le botti (tante e accatastate) nella cantina di invecchiamento

In questo breve pomeriggio trascorso al ristorante prima e in azienda poi, non ho potuto evitare di pensare al valore complessivo di un vino come l'Amarone.
Il profondo legame con la terra, l’amore e la dedizione per il lavoro che sono elementi portanti della cultura veneta, così come il ruolo fondamentale della famiglia, si sposano in queste persone con la consapevolezza di essere autori di un territorio.

"In tempi economicamente difficili, in cui improbabili Amarone aggrediscono il mercato cavalcando prezzi troppo bassi per corrispondere a vini credibili, è solo difendendo il proprio patrimonio che  lo si consegna intatto al futuro" dice Antonietta guardando Anna, sua figlia che a 14 anni non sa ancora se vorrà far parte del mondo del vino.

Anna e gli altri nipoti: la futura generazione!

Rientrando, in auto, mentre un bellissimo tramonto colora i palazzi sul Lungadige, mi sento bene.
Complice un locale suggestivo, un pranzo con i sapori della tradizione, la compagnia gradevolissima di una signora intelligente, ma io conosco le ragioni della fiducia che mi pervade dopo aver salutato Antonietta, Anna e Renzo che, ottantenne in ottima forma, in azienda trova sempre qualcosa da fare!

...tipo controllare che il vino sia "come si deve"!!

L’Amarone è uno dei più importanti vini italiani: eppure le persone di questa azienda non lo trattano come l’oggetto del proprio business, cosa che per altro è.

Nell’umiltà con la quale si confrontano con il grande potenziale del territorio e del vigneto traspare una tensione positiva, volta a perpetrare il concetto di qualità che prescinde il prodotto, ma che proprio nella qualità del vino trova conferma: questo genere di patrimonio ha un valore incalcolabile.

Constatare che ci sono aziende che lo sanno valorizzare e che sono costituite da persone autentiche: non so voi, ma a me fa piacere!!

...difficile trovare tutto questo in un calice di vino? Mah, così dicevo all’inizio del post...
Voi provate con un Amarone... Tedeschi, ovviamente, poi mi direte!!

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