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Valdobbiadene Prosecco Superiore - Rive di Col San Martino - Millesimato 2010 - Cuvèe del Fondatore Graziano Merotto - docg

03.09.2011 · categoria: Un vino a settimana·

Valdobbiadene Prosecco Superiore - Rive di Col San Martino - Millesimato 2010 - Cuvèe del Fondatore Graziano Merotto - docg

Prosecco e "bajiji"

Dobbiamo ammetterlo come premessa.
Per volontà di trasparenza.
Perchè non c’è niente di male in fondo.
Ci crea un po’ di imbarazzo, ma suvvia: diciamolo.

La nostra bollicina preferita è metodo classico, non charmat.

Sì, ok, abbiamo edulcorato la pillola parlando difficile, ma ora vi aiutiamo a leggere i sottotitoli: in enoteca preferiamo, di default,  Franciacorta e Champagne al più tipico Prosecco.

Pretesto di un outing ...frizzante ma non tanto sconvolgente e con ammissione colpevolezza finale è il vino di questa settimana.

Valdobbiadene Prosecco Superiore
Rive di Col San Martino
Millesimato 2010
Cuvèe del Fondatore Graziano Merotto
docg.


Servono 16 austere parole per definire, secondo i nuovi termini di disciplinare, quello che a Valdobbiadene e dintorni viene identificato come “un prosechin” e che ovunque nel mondo parla un piacevolissimo italiano.
Ma non fraintendete: la Cuvèe del Fondatore è ben lontana dall’essere inclusa in questa tipologia dialettale col suffisso diminutivo; si tratta dell’eccellenza dell’azienda, e nel bicchiere manifesta caratteristiche di eleganza sconosciute ai prosecchi più comuni.

Finissime le bollicine, persistenti, di un tipico colore giallo verdolino tenue, si propone al naso con riconoscimenti chiari ed intensi, non sfacciati, fini piuttosto, di pesca bianca e fiori di acacia; la classica pera è riconoscibile in sottofondo, insieme ad una atipica quanto interessante sensazione minerale.
Al palato la finezza del bouquet è corrisposta da una gradevole e diffusa effervescenza, composta da un perlage
di piccola grana e delicatamente pungente prima di svanire in una sensazione tattile cremosa e soffice, dal gusto secco (per quanto la tipologia lo consenta nonostante i -soli- 7 gr litro di residuo zuccherino) e da una buona, e superiore alle aspettative, persistenza aromatica dopo la deglutizione.

Un calice che definire “piacevole” è riduttivo.

Sì perchè immaginateci: sono le 13 del 26 agosto, e noi siamo sotto il condizionatore dell’enoteca come degli assetati in un’oasi, abbiamo davanti una bottiglia ghiacciata e tutta una serie di “cosine” sfiziose per accompagnarla.
Per rigor di cronaca ve le cito: una sopressa casereccia che finora aveva visto solo le mura della cantina di stagionatura, un paio di formaggi delicati affinati da De Gust, qualche pomodorino semi-dried di De Carlo, i carciofini piccoli di Maida e le sfoglie di Pane delle Streghe.
E la Cuvèe del Fondatore che non si tira indietro, anzi, a dirla proprio tutta, un sorso chiama il successivo, e a quello segue un bocconcino, che chiama un altro sorso e così via fino quando ci ritroviamo: bottiglia “seccata” e vivande “spazzolate”. 

E’ per questa ragione che definire un calice di prosecco come questo “piacevole” è troppo poco.
Basterebbe, per motivare l’affermazione, considerare che a farla siamo noi, metodo-classico-dipendenti.

Se non bastasse, poi, potremo valutare la provenienza di ciò che abbiamo nel bicchiere. Si tratta, infatti, di un vino ottenuto dalle uve della particella catastale n 86 delle Rive di Col San Martino, 1 ettaro e mezzo di estensione collocata a 230 m sul livello del mare; la pendenza di questo vigneto, impressionante visto da sotto (...e altrettanto faticosa affrontando la salita), fa sì che l’unico metodo per lavorare le vigne sia manuale, e preveda  dedizione, passione ed esperienza.
Non possiamo, infine, trascurare la componente “uomo” in tutto ciò. Ebbene, allora una parte del valore di questa bollicina va anche all’intuito del “fondatore”, Graziano Merotto, a cui è dedicata; al suo legame con la terra, che lavora da 40 anni secondo tradizione, e al suo talento nell’ottenere finezza ed eleganza dalla spumantizzazione in autoclave.

Non ancora convinti?
Eppure noi ci siamo persuasi che la ragione di questa più-che-piacevolezza stia nel carattere del prosecco di qualità, e tutti i prodotti Merotto sono ineccepibili da questo punto di vista... indipendentemente dai gusti!
Perchè senza effetti speciali, rimanendo facile anche nelle sue espressioni più selezionate, il prosecco è immediato.
E’ il vino del disimpegno, del relax: quel calice che ti permette di chiaccherare senza aver l’impressione di esserti perso qualche cosa, ma non perchè è scialbo, semplicemente perchè è ...“buono”. Per questa ragione è l’unico vino con il quale è possibile effettuare un “abbinamento psicologico”.
Cioè: non serve star qui a disquisire se in bocca svolga un buon lavoro con gli ingredienti del classico aperitivo “alla veneta”, perchè il prosecco va oltre.
Lui si abbina all’aperitivo in genere e allo stato emotivo di coloro che vi prendono parte, ragione del suo essere diventato il vino di “tendenza” degli ultimi anni.


Pare, inoltre, che assunzioni giornaliere di Valdobbiadene Superiore favoriscano l’apprendimento della lingua autoctona... provate con  i “bajiji”, e non solo all’aperitivo!

 

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