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Soave "Campo Vulcano" doc e Valpolicella "Campo Ciottoli" doc - I Campi di Flavio Prà 

01.10.2011 · categoria: Un vino a settimana · Commenti (3) ·

Soave

La sinrome di Bacco

Un quadro, una scultura, ma anche un abito d'alta moda, un'auto fuoriserie, un orologio, una bella donna: sono opere d'arte pure, espressioni della creatività umana, o prova dell'armonia di cui la natura è capace, e in tutti i casi manifestazione di "bellezza".

Bellezza che diventa forma, stile e, poichè chiunque ama circondarsi di cose belle, anche desiderio di possesso.
Ma la bellezza, nella sua più immediata forma di esistenza, è fonte emotiva di piacere.

Chi ama il vino vive una esperienza estatica paragonabile a quella generata dall'arte, una "enologica" sindrome di Stendhal che si verifica ogni qualvolta il degustatore, meglio se appassionato, riconosce nel vino gli elementi dell'eccellenza.
Stabilire quali siano, questi elementi, sarebbe come cercare di spiegare l'oggettività del bello: questione annosa per sviscerare la quale dovremo creare fermento nei camposanti, obbligando filosofi ed intellettuali di tutti i tempi a rigirarsi vorticosamente nelle loro tombe...

Non lo faremo.

Ma vi racconteremo l'ultima volta in cui siamo stati profondamente colpiti da un vino, anzi, 2:
Soave Classico "Campo Vulcano" 2010 doc e Valpolicella "Campo Ciotoli" 2009 doc prodotti da Flavio Prà con l'etichetta "I Campi".

In alcune culture il nome svela la personalità di chi lo porta, così come i vini de "I Campi" suggeriscono il territorio da cui provengono.

"Campo Vulcano" è il nome del primo, se non bastassero le eleganti e chiarissime note minerali del vino ad indicare il terroir di provenienza, vulcanico, appunto.
Complessità, finezza del bouquet, gamma aromatica accentuata, una chiara mineralità di sfondo sulla quale giocano, in apertura, delicati sentori floreali e più intense note erbacee; in bocca tutto si traduce in un sorso schietto e affatto scontato, di buona struttura e lunga e piacevolissima pai, giocata tra l'acidità e la finezza degli estratti.

Tutte caratteristiche che corrispondono al vigneto di provenienza, come scopriamo solo in seguito, a conferma di ciò che avevamo già letto nel bicchiere: 10 ettari di estensione nella zona classica del Soave, piantato per l'85% a Garganega e per il 15% a Trebbiano di Soave, con re-impianti costanti dal 1970 al 1998 per mantenere una densità di 3000-4000 ceppi per ettaro dai quali si ottengono, di media, 2 kg di uva ciascuno.
Situato sulla collina di Costeggiola, è orientato a sud, sud-ovest lungo una dorsale basaltica che presenta terra argillosa in superficie e roccia vulcanica e calcaree in profondità; l'azoto e il potassio del terreno, unito alle forti escursioni termiche della zona, completano il quadro motivando la freschezza, l'aromaticità e la finezza di questo bianco sorprendente.

"Campo Ciottoli" è il secondo: una Valpolicella ottenuta da un vigneto piantato su terreno di origine alluvionale.
Sono i ciottoli del letto del fiume Progno il substrato perfetto per le uve classiche della Valpolicella: 70% Corvina e Corvinone, 20% Rondinella, 10% Croatina che, in questo caso maturate su un altopiano a 300m sul livello del mare e beneficiate dalle correnti fredde provenienti dai Monti Lessini, esprimono al meglio le caratteristiche della denominazione.
Un terreno perfetto, capace di esprimere magistralmente le tipiche sensazioni fruttate, senza obbligare l'enologo ad adottare pratiche di cantina estreme per ottenerle; Flavio Prà lascia, semplicemente, appassire il 15% delle uve del vigneto, che vinifica ed eleva per 18 mesi in barriques; il rimanente 85% segue la vinificazione classica in rosso, con macerazione di 10-15 giorni sulle bucce.

Così nel bicchiere c'è un vino di un bel colore, giovane e vivo senza mostrare i segni del passaggio in legno; al naso è netto e fine, complesso e decisamente intenso, con sensazioni fruttate fresche ed invitanti che si accompagnano ad altre, più lievi, floreali ed aromatiche, e altre ancora che ricordano il talco e leggerissime speziature. Si impadronisce della bocca con personalità: è fresco, con un tannino ben integrato nella struttura, che non diventa mai aggressivo, percettibile con piacere anche dopo la deglutizione; pai che mette in rilievo la sapidità e l'armonia complessiva di questo rosso, in cui le sensazioni di leggerezza e la "materia" convivono splendidamente, come poche volte accade.

Spiegarvi cosa ci ha tanto colpito è difficile.
Se stessimo parlando di bei vestiti sarebbe la stoffa con cui sono fatti; se ci intendessimo di automobili fuoriserie sarebbero le caratteristiche del motore; se parlassimo di belle donne sarebbe ...l'intelligenza???

Di "Campo Vulcano" Soave e "Campo Ciottoli" Valpolicella di Flavio Prà abbiamo riconosciuto l'autenticità.
E' come se l'enologo avesse lavorato in silenzio, sottovoce, per far parlare senza interferenze il terroir... come quel tale, e non faccio nomi per non disturbarne il sonno secolare, secondo il quale la scultura era un "processo di sottrazione della materia fino al nucleo del soggetto scultoreo, che era come già "imprigionato" nel blocco di marmo".

Sì, ci sono piaciuti molto.

Non possiamo però dirvi altro: non conosciamo di persona il produttore, mai visitata l'azienda, non sappiamo quanto costano nè dove potete trovarli perchè in enoteca non li trattiamo ancora, ma io-che-scrivo nutro speranze!!
Se vi capita di incontrarli sul vostro cammino degustativo non lasciateveli sfuggire: sono una voce originale nel densamente popolato panorama che da Soave volge verso la Valpolicella, le più grandi doc di questo Veneto che vuole fare anche del vino un ineccepibile, frizzante (...) e remunerativo, modello produttivo.

Ma si sa, per produrre buon vino non sempre basta la tecnica...

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3
tra le righe
03.10.11 | ore 10:33
Certo che, Pietro, sarai pure fatto di mezza bellezza e mezza altezza, ma sicuramente possiedi un'intera e particolarmente efficace capacità  di leggere tra le righe... e ti dirò di più, anche di scrivere, tra le righe, perchè il collegamento Cipresso (-i) con Camposanto la trovo geniale!!!
Niente autogrill per i vini di Flavio Prà : in questo periodo stiamo cercando di ampliare le nostre conoscenze in fatto di Soave, e così siamo giunti a degustare queste due bottiglie: direttamente inviate dall'azienda!!
Se ti capita di trovarle (speriamo presto anche da noi!!!) ribadisco: una vera emozione!!
Last Edit: 03.10.11 by *  
Pietro


2
Cipressi
02.10.11 | ore 16:05
Ah già  dovevo chiudere come al solito il post precedente... dunque vediamo...

Speriamo che al buon Flavio non venga in mente di produrre un passito, altrimenti detto Vin Santo, altrimenti vi immaginate il nome?

CAMPOSANTO
Pietro


1
Io ne ho mezza
02.10.11 | ore 15:59
Beh, innanzitutto complimenti alla redazione per questo articolo, non avrei mai pensato di collegare la Pietà  ad una bottiglia si Soave... ma leggendo, ci sta tutto, nel grande tema della Bellezza (io, avendo una certa altezza, ne ho mezza, come si suol dire...)
Ma se non avete in cantina questi due vini (gravissimo, perchà© ero già  propenso ad assaggiare il vulcanico soave), se non conoscete il produttore e non avete mai visitato l'azienda, mi vien da dire... non li avrete mica presi all'Autogrill di ritorno dalla Franciacorta?!?
Attendo fiducioso la prossima ondata di caldo per esplorare i vostri scaffali alla ricerca di questi Campi...
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