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Salento Rosso igt "Spano" - Michele Calò

02.03.2012 · categoria: Un vino a settimana·

Salento Rosso igt

Note di Negroamaro

Rientriamo in enoteca dopo un week-end riscaldato da un prematuro clima primaverile: scampagnati al primo sole dell'anno viviamo la sindrome del lunedì mattina con un accentuato senso d'irrealtà ...che Alice nel paese delle Meraviglie potrebbe essere il nome della fermata del tram a cui siamo scesi!

Così, ancora stralunati dai 20 gradi di questa bella domenica, ci sembra del tutto normale che alla ricerca "Negroamaro", Google risponda con il sito ufficiale dell'omonimo gruppo musicale salentino.

Come se non bastasse, la nostra grande sorella Wikipedia rincara la dose così:

negramaro su wikipedia

Ok, qui ci vuole un caffè.
Con la mente più lucida capirò meglio come vanno le cose al mondo oggigiorno, e come sia possibile che un omonimo di recente impiego sia più conosciuto e famoso del lessema originario.

Un altro caffè?
Non è necessario: basta far mente locale, e realizzare che il web ragiona a click.
E' la domanda che determina l'offerta, e cioè: l'utente web effettua un numero maggiore di ricerche sul gruppo musicale Negramaro piuttosto che sul vitigno Negroamaro, e quindi ecco che in prima posizione troviamo i 6 baldi giovanotti pugliesi!

Gli illustri Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli avrebbero certamente di che inorridire, ma tanto stupore, siamo certi, si normalizzerebbe davanti ad un buon calice di vino... Negroamaro, ovviamente!

Che la fama del gruppo sia all'origine della crescente popolarità del vino?

Non saprei dire... i meccanismi della comunicazione sono difficilmente decifrabili, ma certamente questo antico vitigno, per diffusione e tipicità, non si è servito di note musicali per raggiungere l'attuale diffusione: è il 6° vitigno rosso più coltivato in Italia, con 32.000 ettari vitati!
L'VIII-VII secolo avanti Cristo è il periodo a cui risale la sua comparsa nel tacco d'Italia, all'epoca della colonizzazione Greca, ed è curioso sapere che lo si evince dalla etimologia del nome, in cui viene ripetuto in 2 lingue il termine adatto a descriverne l'uva: Nigra, nera in latino, e Mavro, nera in greco, da cui la derivazione dialettale in "Niuru Maru".

Nero nero di nome e amaro per assonanza, tradizionalmente utilizzato in taglio con uve di Malvasia Nera, il Negroamaro è l'anima del Mjere, termine dialettale che, preceduto dall'articolo "lu" in Puglia identifica il vino, quasi sempre rosato, che si beve a tavola tutti i giorni.

Non è un caso che l'azienda Michele Calò e figli abbia scelto proprio questo nome per la propria linea classica:
Mjère Rosato (Negroamaro e Malvasia Nera Leccese),
Mjère Rosso (Negroamaro)
e Mjère Bianco (Verdeca e Chardonnay)
Vini legali al territorio che vogliono essere rappresentativi della cultura enologica pugliese e che i Calò producono come personalissimo omaggio al Salento, terra dalla quale sono emigrati nel più ricco Nord senza rinunciare neanche per un'annata a vinificare l'uva ottenuta da 1,3 ettari di proprietà e dagli ulteriori 25 ettari in affitto.

E' "Spano" il Negroamaro con il quale la famiglia Calò vuole trasferire il carattere della Terra nel proprio vino di punta, con l'obbiettivo di creare un grande rosso italiano.

1986, 1988,1990, 1993, 1996, 2003, 2007: le sole annate in cui Spano è stato prodotto, sempre e soltanto da uve 100% Negroamaro provenienti dalla località che gli da il nome.

Leggero appassimento sulla pianta e lunga macerazione delle uve danno vita ad un vino in cui si leggono, sottolineate, le caratteristiche del vitigno.

Il colore rosso rubino carico con appena accennati riflessi granati e l'intensa carica olfattiva sono innegabili, così come un retrogusto amarognolo, tipico, in cui le sensazioni tanniche spiccano sensibilmente.
Neppure il passaggio in legno effettuato dal 50% del vino riesce a moderare il timbro deciso e a tratti nervoso del Negroamaro che, non a caso, la tradizione vuole vinificato in rosa o con una minima estrazione di sostanze dalla buccia.
Bouquet di ampio spettro, che dai frutti rossi maturi ma assolutamente non cotti o passiti nè sottospirito, arriva alle spezie dolci, noce moscata tra tutte, e che lascia trasparire riconoscimenti terrosi e sentori di cuoio non ancora chiari, in evoluzione.
Consistente, manifesta in bocca una buona struttura, presto e aimè prevediamo per lungo tempo sovrastata dalle sensazioni tanniche.

Un vinone lo è certamente, e al momento della nostra degustazione pare avere ancora un pò di strada da compiere per integrare le sue parti dure con la ricchezza della polpa che lo sostiene e caratterizza.

Che sia solo una questione di tempo??

Probabile: lo Spano ha tutte le caratteristiche necessarie per reggere lunghi invecchiamenti.
E a noi piacerebbe sentire come sarà questo bel Negroamaro tra 10, 15, 20 anni. Fosse soltanto per verificare le potenzialità del vitigno.

Quegli altri Negramaro, invece, i baldi giovanotti pugliesi, chissà se tra 20 anni saranno ancora il primo risultato nella ricerca su Google...

 

Caratteristiche del vitigno

Ha foglia grande, pentagonale, quinquelobata o trilobata; grappolo medio, di forma tronco-conica, corto e serrato, raramente con un'ala; acino medio-grande, obovoide, con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore nero-violaceo. Ha produzione abbondante e costante, predilige terreni calcareo-argillosi, ma si adatta bene anche ad altri tipi di terreni e a climi caldi e aridi. Viene allevato prevalentemente ad alberello e a tendone, con potatura lunga o corta.
E' piuttosto sensibile alla botrytis e, in annate sfavorevoli, facilmente attaccabile dalla tignola; resiste discretamente alle brinate, è poco sensibile all'oidio e alla peronospora. 

 

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