Lagrein 2008: Franz Hass e Ansitz Waldgries
20.03.2011 · categoria: Un vino a settimana · Commenti (3) ·
Evviva Meucci
Scelta effettuata a tavolino, quella di quest'oggi; 6 vini, elencati su un foglio che ha girato per giorni in enoteca e una sola "x" a disposizione di ogni degustatore.
La matematica non è un'opinione: e così questa settimana degusteremo il Lagrein Riserva 2008 di Christian Plattner.
E' un'azienda cara all'enoteca, Ainsitz Waldgries che ha sede e cantina in un bellissimo maso sopra Bolzano. Scoperti nel corso di una vacanza in Alto Adige, i vini di Christian sono presto diventati un vanto per l'enoteca, complice, almeno in parte, la "Vernatsch Cup": trofeo più volte portato a casa dal giovane Christian con il Santa Maddalena.
Quello di Waldgries è un vino aperto, generoso, che colpisce i sensi.
(I dettagli della degustazione li trovate al termine del post).
"Un bicchiere di gran beva" dice Davide con l'espressione soddisfatta.
Sì, tutti d'accordo.
Proprio buono: è l'espressione comune ma esauriente con cui un po' tutti esordiamo.
Bene.
La degustazione poteva finire qui.
Buono e tutti a casa.
"E invece no!" dico io che ho una giornata polemica. Devo un pò barare nel farlo, lo ammetto, perchè ho apprezzato molto la piacevolezza del Lagrein 2008 di Waldgries, ma voglio avere qualcos'altro di cui scrivere, e "buono" non è abbastanza!
Continuo: "Mi aspettavo di più: questo vino costa 19 euro a scaffale, me lo immaginavo con maggior complessità, e con un po' di evoluzione in più!".
Faccio "l'uno contro tutti" con convinzione per un paio di minuti, e concludo con una provocazione:
"Eppoi, scusate: ma voi quanti Lagrein diversi avete bevuto nella vostra vita per poter dire con tutta sicurezza che questo è tipico, e buono? Io troppo pochi!!"
Le dinamiche di gruppo sono sempre le stesse: c'è chi difende le proprie posizioni, chi si concede il beneficio del dubbio, e chi, come Mirco in questo caso, decide di aprirne un'altro.
Se l'espressione di un piccolo produttore può essere atipica, (ma non lo sappiamo) allora interpelliamo un grande.
Franz Hass - Lagrein 2008.
Attimo di silenzio: perchè c'è stato veramente.
Il vino che versiamo nel bicchiere è completamente diverso.
Ma proprio di-ver-so.
Ma non era che nel confronto dovevamo trovare una conferma?
Questo è un vino che definiamo "intrigante", per comprenderlo non bastano i sensi, bisogna spendere anche qualche pensiero.
(In fondo alla pagina troverete i dettagli della degustazione).
In comune, il primo e il secondo vino, sembrano avere soltanto un riconoscimento: il cioccolato.
Se non ci fosse stato Antonio Meucci saremmo ancora lì a chiederci: ma insomma, sto Lagrein, come dovrebbe essere?
Invece, (evviva il telefono!) con una semplice telefonata raggiungo l'Alto Adige e mi faccio spiegare direttamente dai produttori a cosa si deve tanta diversità.
E imparo molte cose.
Innanzitutto che dietro il severo accento tedesco di Christian Plattner e Franz Hass, c'è grandissima disponibilità a parlare del proprio vino e del proprio lavoro.
Scopro che il Lagrein non è un vitigno da cui potersi aspettare grandi cose, che geneticamente non è capace di dare origine a vini da invecchiamento: le tipologia riserva sono pensate per durare fino a 10 anni, ma i Lagrei
migliori si bevono ad un'età compresa tra i 4 e i 6 anni. E' un vitigno tardivo, che quindi predilige terreni di fondovalle, che si scaldano facilmente e contribuiscono così alla perfetta maturazione delle uve; inoltre non è un vino che regge un affinamento svolto totalmente in barrique, perchè ne rimane troppo segnato.
Franz Hass coltiva il proprio Lagrein ad Egna, su un terreno di origine alluvionale più fresco rispetto alla piana di Bolzano, dove invece si trovano i vigneti di Christian Plattner.
Christian cerca di estrarre molta "polpa" dalle uve, e quindi prevede una lunga macerazione, di 3 settimane circa.
Franz Hass non ama i tannini, mi confessa, e quindi cerca di raggiungere la massima maturazione fenolica sulla pianta, per ottenere tannini dolci, e per estrarne solo la quantità necessaria prevede una macerazione a freddo di breve durata.
Entrambi i produttori fanno invecchiare i propri Lagrein in botti di diverse essenze e dimensioni, e solo per il 20-25% in barriques nuove.
Entrambi lavorano con particolare attenzione all'ambiente: Waldgries mette in commercio prodotti certificati, Hass lavora in vigna "facendo il possibile per salvaguardare il futuro dei propri figli" (espressione che cito testualmente, e che personalmente ho trovato molto efficace!).
Entrambi mi raccontano che l'annata 2008 è stata un'annata piovosa e difficile, non ideale per le caratteristiche del Lagrein.
Ad entrambi faccio una domanda prima di concludere la telefonata:
"Quali sono le caratteristiche di tipicità del Lagrein, e qual'è lo stile della vostra azienda per questo vino?"
Mi rispondono allo stesso modo:
"Non c'è"
Il Lagrein deve sapere di cioccolato, è l'unica tipicità da prendere in considerazione.
Per il resto, Franz Hass sostiene che in ogni vendemmia si può solo lavorare per esprimere al meglio le caratteristiche dell'annata, anche quando non è delle migliori, come nel 2008.
Christian Plattner aggiunge che si può cercare di interpretare la tipologia, ma è l'uva che, quando arriva in cantina, ha già tutte le caratteristiche che avrà il vino, e non c'è molto altro da fare...
Non mi vengono svelati altri segreti utili per motivare i due vini: entrambi di qualità, paragonabile piacevolezza ma indiscutibilmente diversi, eppure entrambi riconoscibili come Lagrein.
E' bello quando nel bicchiere non c'è solo il vino.
E quando il vino è "originale" non per volontà, ma per rispetto verso ciò che la natura, molto creativamente, mette a disposizione dei vignaioli. E' bello quando un vino fa parlare di sè.
Quando si beve Alto Adige la maggior parte delle volte si parla bene ma, è chiaro: si beve anche meglio!
Ainsitz Waldries - Lagrein riserva 2008
Nel bicchiere questo Lagrein 2008 ha un bel colore rubino intenso, concentrato; l'unghia non mostra note aranciate, anzi: innesca aspettative di giovinezza confermate subito dopo dal naso; ricco, con chiari riconoscimenti di frutta rossa matura ed accenni di confettura, qualche spezia dolce ed un buon finale che sa di cioccolato.
Di intensità media per i primi minuti, tende ad aumentare con il passare del tempo. La grande morbidezza con cui entra in bocca lascia il posto ad un gusto piacevolissimo e polposo, di struttura e media lunghezza, in cui tannino e acidità giocano ruoli secondari.
Franz Hass - Lagrein 2008
Colore rubino intenso e trasparente, con riflessi brillanti, è, questo, un Lagrein che al naso manifesta una forte personalità. Le note di frutta ricordano piccoli frutti neri, che a tratti sembrano sotto spirito e a tratti si fondono con il netto profumo di cioccolato.
Sensazioni verdi, di corteccia, e sensazioni più morbide e speziate si fondono in un bouquet che cambia spesso: segno di un vino in evoluzione, che in bocca mostra una buona acidità, accompagnata da un tannino lieve ma sensibile a sostenere la struttura. Di buona persistenza, elegante ed equilibrato.




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